RELAXING AT QINGDAO
Le crisalidi sono ancora larve
comunque le si chiamino:
mi vogliono sereno
come i Buddha di giada.
Non scomodiamo l’Impero Celeste;
basta un’ipotesi di vento
e il mare fa le creste.
Voglio parole scritte per fissare
il tramestio continuo delle barche,
la nebbia che risale,
i cumuli di alghe.
Su queste sabbie di giaguaro
un pesce che s’arena - sembra un drago -
e una bambina, piano:
dove inizia la battigia?
Quando smette di piovere.
SANT’ELIGIO MI DEVE UN FAVORE
Questa ferita sul soffitto
e tu che mi chiedevi quanto
di ogni mezza risposta
nella tua bocca certo una misura
da uno a dieci
che anche gli occhi sono scuri, neri
come lo spazio si ingrandiscono
da un punto di rottura primigenio,
non è mai stato neanche zero,
finiamo all’infinito.
SECRETUM
La voce ha piedi nudi
e vetri infranti da passare
per sostenere il cuore.
Io faccio ventriloquio
e ho maschere per ogni volto,
per ogni nostro incontro.
Sapere l’ora del decesso
non ricomporrà il tuo sguardo:
cubi di Rubik gli occhi tuoi
in cui alga, spiaggio.
SETIPROGRAM
L’inverno non è sopravvissuto alle mosche
mentre col telescopio perlustravo
le stelle bianche del soffitto.
L’errore è stato vedere un corpo celeste
nel moto rotatorio dei tuoi fianchi.
Ho seguito le tue pupille caricarsi
di ferro fuso fino a implodere
e deflagrare come supernove.
Emanare una luce che io credevo
d’amore, d’un miliardo di volte più luminosa del sole
e adombrarti nel mistero
d’un buco nero; vi ho perso le ragioni del mio studio
poiché di queste cose sono piene le galassie.
Oh, come se a te importasse.
IPHONE 4-STRONZI
Ho dei vecchi silenzi da riempire.
Dove dormono i più
il mio pensiero entra come un ospite
sgradito, un ladro a volte,
se trova porte chiuse a chiave.
Ma è solo una parola in più
per cui sarei disposto anche a rubare
con un piede di porco
dai negozi del cuore
e spaccare vetrine, dare fuoco
alla coscienza civile che giace
stremata ai bordi delle strade.
Ho dei vecchi silenzi da riempire.
Dove dormono i più
il mio pensiero entra come un ospite
sgradito, un ladro a volte,
se trova porte chiuse a chiave.
Ma è solo una parola in più
per cui sarei disposto anche a rubare
con un piede di porco
dai negozi del cuore
e spaccare vetrine, dare fuoco
alla coscienza civile che giace
stremata ai bordi delle strade.
MAKE YOUR MOTHER SIGH
Guardati dalle coccole degli assassini,
sono dolci carezze, voci infarinate
che vengono dai sogni.
Fuori dai loro accoglienti giardini
non ci sono altalene che dondolano
sempre in tarda serata né lampioni
che si accendono a uno schiocco di dita
ma gas di scarico e l’oleoso vischio del petrolio
che si avvinghia umiliando la salsedine
quando viene su dal porto un vento secco
estivo ed ecco, sai che un uomo è morto
per lo stesso desiderio
che muove il nostro Amleto, chiuso in un serraglio
come un merlo stranito che non becca cibo
ma la finestra al contadino
con gli occhi di un bambino umano
e ama, non riamato.
AZIENDE TESSILI CINESI A PRATO
Serba l’ordito sotto chiave o sbattilo,
noi fresche di cattura.
Non abrogato l’esilio di leva,
devi indicarne il fulcro
– ma fai finta di tutto –
se porti una carriola sui cingoli scapolari
o porti i carri armati, guerra fondiario.
È l’asse della ruota ad infeltrirsi,
la Madre Patria a farsi stretta
e bocche a mandorla di pannolenci
risaie amare, bambole e cuscini.
Lungo i rocchetti ancora c’è chi pensa
che mancherà la messa in carta,
la messa in chiesa a follatura svolta,
la messa in piega per drizzare una rivolta,
che è come scongiurare una congiura:
l’ordito non si spiega
ma è vero, si dipana.
RONDINI DI PANE
Certo, non nevica a giugno. A sentirmi
le strade dopo i temporali
sono frutteti incolti e poi
Saturno, Giove e ancora ad ascoltarmi:
tu non faresti rondini di pane
ma stormi veri e propri, guarda,
la mia predilezione è per chi sverna.
Invece c’è chi resta e canta
un peana infinito che s’impiglia
al frangiflutti delle labbra:
ascolta chi mena il turibolo,
chi ancora piaggia quell’uomo in esilio
per un verso mai scritto a suo figlio.
ALLORA SEI FIGA
Vittoria tua, probabilmente
ma è come aprire porte aperte
o fare luce al sole.
Forse non sai che sono fatto in pelle,
che prenderò la polvere dei giorni
granello su granello e nei lamenti
sì, ma di un ostaggio imbavagliato
e ignori i miei ritorni a casa
con tutti i nomi che si danno ai maschi
zoppicando a sinistra come i diavoli ubriachi.
Tu lasci vuota una stanza spoglia
eppure hai ceste di fiori bellissimi
che fai morire apposta.
IL PESCE INCIDENTALE
Innamorarsi: presi a questa rete
si viene trascinati e sono languidi
gli sguardi ai pescatori come sono
buffi gli innamorati e i giovani
che fanno i gran poeti e poi non trovano
parole per salvarsi giusto adesso
che serve un colpo di reni e la sorte
propizia per cadere e ritrovare
il fiume la corrente provaci
tu cerca pesce incidentale
anche a costo di perderci la bocca
di ribellarti a questo assetto astrale
che già ti porta in secca
ci vuole spina ma una spina
dorsale rinunciare ora
a innamorarsi cavami le lische
ad una ad una cavami la pelle
come toccassi un ragno con le dita
o un pesce gelido estremamente
l’iniziativa inizia prima.
Vittorio Tovoli, nasce il 3 novembre 1985 a Bologna, laureato in Lingue Straniere all'Università di Bologna, ha pubblicato con Kolibris ("Quattro giovin/astri") 2010 e autonomamente con la raccolta "Tokyo taccia" 2011. Attualmente vive e lavora a Bologna, è co-conduttore del programma radio "Stipsi", in onda su www.almaradio.it