domenica 20 novembre 2011

5 POEMAS DE ANTONIO BUX TRADUCIDOS POR ANA CALIYURI Y ANTONIO BUX

LA NIENTE SCRIVENTE


Non so cosa scrivere.
E allora scrivo niente.
Niente che scrive me.
E non sappiamo chi scrive
cosa legge, chi.
Io scrivo con niente
di cosa, non so.
Chi legge?
La mente o
la niente scrivente?
Distrattamente tace
chi piange e non sente.




LA NADA ESCRIBIENTE


No sé qué escribir.
Así que escribo nada.
La nada que me escribe.
Y no sabemos quien escribe
que lee, quien.
Yo escribo con nada,
de qué, no lo sé.
¿Quién lee?
La mente o
la nada escribiente?
Distraídamente calla
quien llora y no siente.



CHIAROSCURO


Immagino il martirio del ricordo
nell’infrangere del peccato di un momento,
di un ciclico pensiero che recide il presente
nell’uomo che mente, nell’anima che da sempre
conserva l’antico esilio di ogni sguardo
dentro stracci di verità raggomitolate,
incartate tra le infinite pieghe dei secoli
nel riciclato silenzio che non preserva
neanche l’attesa di una nuova speranza
che sveli una memoria mai più vana
di una fine senza pretesa.




CLAROSCURO


Imagino el martirio del recuerdo
en el romper del pecado de un momento,
de un cíclico pensamiento que cercena el presente
en el hombre que miente, en el alma que  desde siempre
conserva el antiguo exilio de cada mirada
dentro de harapos de verdad arrebujada,
envuelto entre los infinitos pliegues de los siglos
en el reciclado silencio que no preserva
ni siquiera la espera de una nueva esperanza
que devele una memoria jamás vana
de un fin sin pretensiones.



D’ACQUA


Imparammo dalle piante
il segreto del sole,
respirando per la terra,
dando linfa eterna
ai figli dell’aria.
E l’acqua che ci dona
il mare riflesso nella luna,
è il sogno meno umano
reso umano da un’animale
vittima dell’onda
nel moto circolare.




DE AGUA


Aprendimos de las plantas
el secreto del sol,
respirando por la tierra,
dando savia eterna
a los hijos del aire.
Y el agua que nos da
el mar reflejado en la luna,
es el sueño menos humano
hecho humano de un animal
víctima de la ola
en el movimiento circular.




IL MANIFESTO CASALINGO DELLA NOTTE


Il vetro sibila lamenti intarsiati nelle fessure.
Il frigorifero controlla e recluta ortaggi.
Tutto è disperatamente vivo.
I muri sono saturi di storie crepate.
I pavimenti sovraccarichi di cronache quotidiane.
La televisione mormora fandonie in sordina.
Le porte suddividono le attese.
I quadri sospendono i ricordi.
Gli specchi insinuano verità celate.
Tutto parla e si strugge nella notte.
I posacenere sono ricolmi d’oblio.
Le foto si interrogano nelle sagome del presente.
I divani mortificano i sogni.
I bicchieri cozzano nel buio.
Le posate e le mensole dormono irretite.
I balconi ronfano nel vento.
Tutto sconfina al di là di ogni legge.
I lampadari indugiano con luci opache.
Le ombre farneticano cincischiando.
I ripostigli sono maniaci,
masticatori di calzature inconsuete.
La doccia ingabbia il sudore.
I letti ospitano lacrime di secondi.
Gli abiti mascherano le personalità.
Gli ombrelli si crogiolano nel nulla,
appollaiati come sparuti avvoltoi.
I libri si nutrono ingordi di sapere.
Nei comodini pullulano fantasie inconsulte.
Nella cucina regna una storica inedia.
Il bagno racchiude vecchie canzoni.
Tutto mi parla nelle notti marce di silenzio.
I liquori mi avvolgono con le loro storie.
I soffitti mi comunicano il linguaggio delle ore.
Le tende misurano i miei debiti con il giorno.
Le pantofole implorano aiuto.
I tavoli banchettano con  il vuoto.
I corridoi mutano in labirinti.
I cuscini soffocano l’aria molle e sbiadita.
La casa che mi ospita chiede gratitudine e silenzio.
Tutto nella notte si manifesta, e canta.
Tutto nella notte va a caccia di storie da sbranare.



EL MANIFESTO CASERO DE LA NOCHE


El vidrio sibila lamentos incrustados en las ranuras.
El refrigerador controla y recluta hortalizas.
Todo está desesperadamente vivo.
Las paredes están saturadas de historias agrietadas.
Los techos sobrecargados de crónicas cotidianas.
La televisión murmura mentiras en sordina.
Las puertas subdividen las expectativas.
Las pinturas suspenden los recuerdos.
Los espejos insinúan verdades celadas.
Todo habla y se funde en la noche.
Los ceniceros están colmados de olvidos.
Las fotografías se interrogan en las siluetas del presente.
Los sofás mortifican los sueños.
Los vasos chocan en la oscuridad.
Los cubiertos y los estantes duermen cautivados.
Los balcones roncan en el viento.
Todo invade más allá de cualquier ley.
Las lámparas se demoran con luces opacas.
Las sombras deliran holgazaneando.
Los armarios son maniáticos,
masticadores de zapatos inusuales.
La ducha enjaula el sudor.
Las camas hospedan lágrimas de segundos.
Los hábitos enmascaran la personalidad.
Los paraguas se regodean en la nada,
encaramados como buitres esmirriados.
Los libros se nutren ávidos de saber.
En las mesas de noche pululan fantasías inconsultas.
En la cocina reina un histórico aburrimiento.
El baño encierra viejas canciones.
Todo me habla en las noches marcadas de silencio.
Los licores me rodean con sus historias.
Los techos  me comunican el lenguaje de las horas.
Las cortinas miden mis cuentas con el día.
Las pantuflas imploran ayuda.
Las mesas en banquete con el vacío.
Los pasillos mutan en laberintos.
Las almohadas sofocan el aire suave y desabrido.
La casa que me hospeda pide gratitud y silencio.
Todo en la noche se manifiesta y canta.

Todo en la noche va a la caza de historias para devorar.



TRAMANDARSI


Si disperde nel suono della terra
sterile riecheggiando nel tramonto
della parola, insostenibile e spinoso
il fiato dell’ultimo sguardo che acceca
l’eterno splendore del pensiero quando
muore nel turbine placido del silenzio,
e cristallizzata giace sul fondo del ricordo
di un attimo quella poesia messa in luce
dal grembo della morte che per noi
partorisce sicuri e solenni segreti.




TRANSPOSICIÓNES


Se dispersa en el sonido de la tierra
estéril  resonando en el ocaso
de la palabra, insostenible y espinoso
el aliento de la última mirada que ciega
el eterno esplendor del pensamiento cuando
 muere en el torbellino plácido del silencio,
y cristalizada yace en el fondo del recuerdo
de un instante aquella poesia puesta en la luz
del seno de la muerte que para nosotros
es parto de seguros y solemnes secretos.   









2 commenti:

  1. non sono in approfondita conoscenza dell'autoree delle sue opere. ciò che mi giunge è una specie di sensazione contraddittoria. privilegiando io la poesia lunghissima sulla notte ( con lunga elencazione "originale"e appunto Casalinga) e la poesia di minor numero versi sull'acqua.inoltre - pur non potendomi io dire in alcun modo conoscitrice spagnolo- quasi quasi nelle altre rimanenti preferisco assolutamente versionein spagnolo giungendomi troppo aggrovigliato testo in italiano
    spero di non averedeluso l'autore con queste mie -personalissime- osservazioni
    un saluto.

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  2. Grazie signora Dominica per la sua lettura e per i commenti; la contraddizione è il mio forte, sono poesie che vengono dalla silloge "disgrafie" per l'appunto. Una disgrafia non ha molto di che lineare, nel suo "scarabocchiarsi". La poesia che le piace non mi sorprende, "le liste" riscuotono sempre graditi consensi ad ampio raggio :-)Se non sa o non conosce la pronuncia dello spagnolo mi risulta difficile possa sbilanciarsi sulla buona riuscita del testo nella sì detta lingua, attendo infatti commenti da autori della medesima, di madre lingua; neanche io posso esprimermi su quei testi, non essendo padrone di tale idioma, né tanto meno profondo conoscitore del linguaggio poetico castigliano. Detto questo la rimando ad altri post precedenti e futuri (considerando che posterò anche autori esordienti che preferisco) e le auguro una buona continuazione nel suo lavoro poetico e non. :-)

    un caro saluto

    Antonio Bux

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